Cose che odio di Vienna

Per la settima volta Vienna è stata nominata la capitale più vivibile al mondo. Che la qualità di vita sia ottima è innegabile, ma c’è sempre un rovescio della medaglia. Più di un paio di persone (anche viennesi DOC) mi hanno detto di non poterne più e di voler cambiare addirittura Stato. La metafora più interessante mi è stata data da un’amica che mi ha detto: “Vedi, qui per me è come essere legata con una catena a un palo in un bel prato:quello che vedo è bello, ma non posso far altro che continuare a girare in tondo”. Ovviamente può essere una considerazione opinabile che dipende da una varietà di fattori personali e esterni.

A me Vienna piace e l’ambientamento è stato facile, ma ci sono cose che da italiana proprio faccio fatica a mandare giù. Ecco una lista di quelle che mi infastidiscono di più (e che probabilmente dovrò aggiornare):

L’assenza del Bidet: non solo siamo privati di quella bella sensazione di pulizia e freschezza, non solo dobbiamo ingegnarci per lavarci i piedi o far lavare le manine ai pargoli, ma dobbiamo anche sopportare lo sguardo schifato/perplesso dei nostri interlocutori quando cerchiamo di spiegare che è un sanitario indispensabile in ogni bagno. “Ma io mi faccio la doccia tutte le mattine!” è la risposta che vi toccherà sentire, come se quelli con la scarsa igiene fossimo noi.

La stanza da bagno:  proprio tutta la concezione del bagno è contorta. Il gabinetto è quasi sempre relegato, da solo, in uno stanzino claustrofobico. Per lavarsi le manine dopo i bisognini, come ci hanno insegnato, bisogna andare nel “bagno” vero e proprio, dove in genere si trova la vasca/doccia, il lavandino e la lavatrice.
Inoltre, l’anatomia del water tedesco (sia in Austria che in Germania ho potuto constatare) non è “a caduta libera”, come siamo abituati in Italia, ma presenta una curvatura che impedisce ai vostri bisogni di scomparire velocemente dalla vostra vista, presentandosi in bella mostra ogni volta che dovrete tirare lo sciacquone. C’è addirittura chi ne adduce l’assoluta utilità medica.

water guardone
Eccolo qui in versione guardone emozionato

Le vetrine sudice dei negozi: molti negozianti, soprattutto di piccoli negozi, non ritengono necessario che tu riesca a vedere i prodotti in vetrina, ci tengono a farti usare la fantasia.

La mancia: qui è un DOVERE sociale lasciare la mancia. Non importa se il cameriere non ti faccia neanche un sorriso o se ci impieghi 20 minuti prima di prendere la tua ordinazione. La mancia gliela devi dare, altrimenti non ti saluta neanche. È talmente dovuto che spesso non ti ringraziano neanche. È anche vero che, per comodità, spesso si arrotonda e quindi magari la mancia non è così lauta, però checcavolo.
Fino ad ora mi sono conformata a questa usanza, ma l’altro giorno mi sono ribellata, ed è stato liberatorio. Il cameriere non aveva fatto n’è più n’è meno del suo lavoro, la cifra da pagare era tonda e non c’era niente da premiare. Ovviamente non mi ha salutato.

An empty cup of coffee and money --- Image by © A. Huber/U. Starke/Corbis
An empty cup of coffee and money — Image by © A. Huber/U. Starke/Corbis

Il fumo nei locali: sono una fumatrice, ma nemmeno a Pechino (ok, sono stata fortunata), ho respirato tali valori di monossido di carbonio.

Cetrioli e peperoni: le due verdure che odio di più sembrano essere le più amate dagli austriaci. Le trovi ovunque: dal panino al tonno alla colazione. E sembra che non esista niente di più buono mangiato crudo. Se volete passare inosservati, afferrate un cetriolo e mangiatelo come una carota. False friends: peperoni si dice Paprika, peperoncino si dice Pfefferoni.

Titoli, onorificenze e minchiate varie: gli austriaci sono morbosamente attaccati ai titoli. C’è chi giura che se chiami nei ristoranti dove bisogna riservare almeno due settimane prima per avere un tavolo e aggiungi un titolo prima del nome riuscirai ad avere un tavolo la sera stessa.

Fare la spesa: a cui ho dedicato un articolo apposito che potete leggere qui.

 

Dal punto di vista metereologico

Il vento:  pungente e molesto come un ubriacone nella metro.

Il freddo: abbinato al vento poi mi fa salire una nevrosi che neanche in sindrome premestruale.

L’umidità:  mi sa che ci siamo capiti…

Da 20° a -10° in 5 secondi: ok che “Aprile non ti scoprire”, ma qui ragazzi bisogna avere sempre la berretta a portata di mano!

spring. nope

 

E voi? Quali sono le cose di Vienna che non potete soffrire?

 

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