La prima volta

La prima volta che ho visto Vienna era in questo periodo, nel lontano 2001, l’euro non era ancora entrato in vigore e io ero solo una ragazzina in gita con la scuola. E faceva freddo, un fottuto freddo. Persino per noi “montanari”. Quando non nevicava, le temperature erano di parecchio sotto lo zero. Per non parlare dell’umidità. Eppure me ne sono innamorata.

“Voglio fare l’università a Vienna!” Esclamai appena tornata a casa. No, alla fine l’università l’ho fatta a Padova, con gran rammarico di mia mamma e, col senno di poi, anche mio.
Ecco, se avete figli spingeteli a fare l’università qui. Non solo per i ridotti costi delle tasse universitarie (800 euro all’anno circa), dei trasporti e, con un po’ di fortuna, degli studentati. Ma anche per l’organizzazione, per l’ambiente internazionale, per i professori, per le ottime possibilità di tirocinio e per la qualità della vita. Lo so che per le mamme italiane è sempre difficile pensare ai figli molto lontani da casa, ma il guadagno in termini di futuro, di possibilità lavorative e di una vita universitaria meno frustrante rispetto a quella offerta da molte università in Italia, ripagheranno sicuramente.
Scusate la predica paternalista, torno ai miei ricordi.

Alloggiavamo in un ostello dietro a Mariahilfestrasse rigorosamente diviso per maschi e femmine. Ma che non ha impedito feste notturne e storie d’amore fra delle ragazze romane, anch’esse in gita, e i maschi del nostro gruppo.
H&M, Zara e tutte quelle catene spagnole non esistevano ancora e per noi provincialotte New Yorker e il Generali Center erano il massimo dello sballo. La cena in ostello era alle 18.00 (alle 18.00!!!) ed era terribile, quindi finivamo sempre per cenare una seconda volta da qualche parte per evitare i crampi di fame notturni.
Abbiamo visitato quasi tutto, dall’Hofburg all’UNO City, siamo perfino andati all’Opera a vedere “Elisir d’Amore” di Doninzetti. Io e la Sabie però ci siamo perse Schönbrunn per fare da infermiere a Nicola che si era preso una terribile cistite (in realtà non avevamo nessuna voglia di uscire al freddo). Per fortuna, ho recuperato questa lacuna l’anno scorso, quando ho accompagnato Alex al colloquio.

Ovviamente non è mancata l’ubriacatura al Bermuda Dreieck che, a quanto pare, è ancora in voga!
Avevo anche due amiche che abitavano a Vienna e che ci hanno portato nei locali più IN. I nostri professori ci lasciavano girare quasi liberamente a patto che rimanessimo sempre in gruppo e che al massimo alle 23.30/00.00 tornassimo in ostello. Non ci siamo mai sognate di infrangere queste regole, anche perché poi si poteva continuare a far baldoria in ostello. Tutto è andato per il meglio ed è stata la gita migliore in assoluto! Purtroppo non ho foto al momento, anche perché eravamo ancora in pieno periodo analogico, ma cercherò di metterle al più presto.

In conclusione posso solo dire che “Il destino spesso lo si incontra proprio sulla strada presa per evitarlo”.

 

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